Augusto Re ha fatto la scelta (tanto nuova quanto ardita) di far precedere i propri concerti live da una “lectura Dantis”: affidandosi a Manuela Racci e a Franco Costantini, il cantautore vuole affiancare la musica della poesia alla poesia della musica…

Dante era un poeta “pop”: per farsi capire da tutti, scelse di usare la lingua del volgo; e scelse di usare il metro più “folk”, l’endecasillabo; lo stesso metro – per intenderci – poi adottato dalla maggioranza delle canzoni popolari: da “Romagna mia” a “Sciuri Sciuri” e “Vitti ’na crozza”; da “O mia bella Madunina” (strofe in endecasillabi, ritornello in ottonari) ad “Anema e core”; dalle villanelle napoletane fino alle stornellate romane.

Dante era così “pop” che collaborava con i cantori di allora (il toscano Casella, citato nel canto II del Purgatorio, sicuramente musicò alcuni versi del Vate); era così pop da essere “snobbato” dall’intellighenzia della sua epoca («Perché non usa il latino?; la lingua del popolo è lingua “bassa”, non adatta agli “alti” concetti»).

In Dante, però, il “volgare” diventa “nobile” (checché ne dicessero i suoi detrattori). Così “nobile” che ancor oggi (dopo sette secoli), la Commedia dantesca è considerata tra i capolavori assoluti della letteratura mondiale. E al contempo così “pop” che ancor oggi (dopo sette secoli) la Commedia è tra i libri più conosciuti dalla gente…

 

Come Dante, anche il cantautore Augusto Re ha il coraggioso obiettivo “ossimorico” di rendere nobile il volgare. Usa il moderno linguaggio popolare, su impianti melodici comprensibili a tutti, ma – come Dante – cerca di conciliare la passione col fine educativo, il sentimento con la satira, l’immediatezza espressiva con la profondità dei contenuti.

Fenomeno rarissimo, oggi. Perché, se Dante è pop, il moderno pop (purtroppo) non è dantesco. I Tenco e i De André non ci sono più: e la funzione del pop musicale è per lo più quella di mera “evasione”.

 

Augusto Re va controcorrente: il fine delle sue canzoni (“far pensare”) è esattamente opposto a quello dominante (“non far pensare”). Sia chiaro: Augusto non rinuncia al divertimento (anche nella poetica di Dante, del resto, il gioco è elemento chiave), ma, sia pure con la lievità che s’addice al mezzo-canzone, non rinuncia ad affrontare temi serissimi, e a fustigare costumi e malcostumi.

 

E, come Dante ispirò Dorè (e tanti altri grandi illustratori), Augusto Re ha ispirato la pittrice Alessandra Bertozzi: i suoi dipinti nati dall’ispirazione dei testi augustiani, proiettati sul fondale, arricchiscono i concerti live di Augusto con una inconsueta dimensione visiva. Una “mirabile visione”*, appunto.

 

(* cfr. Dante, La vita nuova, XLII)